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Tre atti e due tempi.

Ecco,  ho appena finito di leggere questo libro.

Un libretto breve, conciso, di facile lettura.

Non impegnativo. Non pesante. Non tragico.

Un libro per ogni occasione. E me lo sono davvero gustato.

Ma al di là della storia (parla di calcio e sebbene io non ami il calcio ho apprezzato sia la storia sia i riferimenti sportivi) ciò che mi ha colpito di questo romanzo sono quelle perle inaspettate che Faletti ha consapevolmente disposto tra una pagina e l’altra.

Tu non te l’aspetti, sei lì che leggi per i fatti tuoi e BAM! Rimani colpito da quella frase perchè ti ci rispecchi, o perchè ti è capitato di viverla o semplicemente perchè non riesci a evitare che la tua mente cominci ad elaborare e riflettere.

Si perchè se c’è una cosa a cui non puoi sfuggire, leggendo il libro, è RIFLETTERE. E visto che io ho riflettuto abbastanza, ora, passo a voi il testimone, trascrivendo tutte quelle frasi di fronte alle quali non sono riuscita a rimanere impassibile (ecco perchè giro sempre con una penna in borsa. Non sia mai che debba sottolineare una frase e non abbia lo strumento per farlo!)

  • “Tutti dicono questa città di merda. Quasi nessuno se n’è andato e quei pochi che lo hanno fatto prima o poi sono tornati. Chi per esibire il successo, chi per leccarsi le ferite. E per spiegare agli altri e nascondere a se stessi i veri motivi per cui non ce l’hanno fatta.”
  • “L’esperienza è una cazzata, una cosa che non esiste, un bacio che non sveglia da nessun sonno. E’ utile per cambiare una lampadina o imbiancare una stanza o prendere un gatto senza farsi graffiare. Per il resto è sempre la prima volta. L’esperienza serve solo a capire in che modo si soffrirà o quanto soffriranno le persone che hai vicino. A renderti conto che, come quando ti fai la barba, sei solo con il rasoio in mano davanti allo specchio. Ci sono ferite, anche se piccole, che non smettono mai di sanguinare.”
  • “Ora non è più quel tempo. Né io sono più quella persona”
  • La fortuna, la fiducia, l’amore: tutta roba cieca. Poi, quando si è costretti ad aprire gli occhi, ci si accorge di come in realtà va il mondo. Che basta un nulla a ribaltare il piano inclinato e invertire la discesa della biglia.
  • Non c’erano mani sulla pelle e non c’era profumo e soprattutto non c’era voce. Solo quelle parole fissate sulla carta con una calligrafia lenta e comprensibile che dicevano cose belle ma senza suono.
  • Sono sempre stato un uomo solitario. Adesso sono un uomo solo. Non pensavo che col tempo sarei arrivato a sentire la differenza.
  • Rimango per qualche istante indeciso fra strade vecchie e strade nuove. Infine cedo all’abitudine.
  • Un’emozione trovata senza ricerca è per questo ancora più sorprendente.
  • Doveva capitare, prima o poi, che c’incontrassimo qui. La fortuna ha voluto che fossimo soli. Lui mi guarda e ha la forza di non abbassare gli occhi. Io lo guardo e ho la debolezza di non distogliere i miei.
  • Rosa mi guarda con due occhi scuri che un tempo dovevano essere stati vivaci. Ora mi pare che osservino tutto con un’apparenza di sospetto, come chi non sa mai da che parte potrà arrivare la prossima fregatura. Ma senza quel briciolo di rassegnazione di chi è convinto che, destra o sinistra, alto o basso, arriverà di certo.
  • La figura riprodotta, quella faccia tesa e quell’urlo imprigionato nella carta sembrano ingigantire insieme alle cose che mi porto dentro. Anche io ho un urlo in me che non potrà mai diventare suono.
  • Sono convinto di avere lasciato dietro di me delle perplessità. Ma per quante siano, di numero e profondità, non potranno mai avvicinarsi alle mie. 
  • Quando tutto dovrebbe essere e invece, quasi sempre non è.
  • La posizione del sole non permette al sole di unirci, questa volta.
  • I tulipani nel vaso sono sfioriti. Ora che inizia il caldo è una follia avere la pretesa di mettere fiori freschi. Ma non ho mai sopportato la sufficienza dei fiori finti, che restano belli sempre e proprio per questo non sono belli mai.
  • Ci sono persone al mondo che risultano invisibili. La gente è talmente abituata alla loro presenza che a poco a poco arrivano a far parte dell’arredamento.
  • A volte immaginare la verità è molto peggio che sapere una brutta verità. La certezza può essere dolore. L’incertezza è pura agonia.
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Un commento su “Tre atti e due tempi.

  1. ho inserito qui il commento di prima per sbaglio… 😦 ho detto, no, che son cretina?

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